Termine Minimo di Conservazione, Data di Scadenza e Data di Congelamento in etichetta

Le etichette degli alimenti devono riportare la ‘’data di scadenza’’ oppure il ‘’termine minimo di conservazione’’. Entrambe le diciture forniscono informazioni sulla durabilità del prodotto.

Indice

  1. Introduzione
  2. Il Termine Minimo di Conservazione
  3. La Data di Scadenza
  4. La Data di Congelamento
  5. Alimenti per i quali non è richiesta l’indicazione del TMC
  6. Conclusioni

1. Introduzione

Il diritto del consumatore alle informazioni sugli alimenti è tutelato da una serie di norme, che stabiliscono in modo generale i principi, i requisiti e le responsabilità relativi all’etichettatura, garantendo al tempo stesso il buon funzionamento del mercato interno. La deperibilità di un alimento ci permette di scegliere tra data di scadenza e termine minimo di conservazione. La data di scadenza non è tollerante, mentre il termine minimo di scadenza è meno severo.

La data di scadenza è obbligatoria per tutti gli alimenti facilmente aggredibili dai microrganismi.

Il termine minimo di conservazione si ritrova per gli alimenti che, in virtù delle loro caratteristiche o di trattamenti tecnologici, sono stabili per mesi o anche anni, risultando non deperibili o poco deperibili.

La vendita di prodotti alimentari che hanno superato il termine minimo di conservazione (se in buono stato) non costituisce reato penale, salvo alcune eccezioni.
L’articolo 24 del Regolamento UE N.1169/11 distingue il termine minimo di conservazione, la data di scadenza e la data di congelamento.

2. Il Termine Minimo di Conservazione

Il Regolamento (UE) N.1169/11 nell’ art. 2 definisce il «termine minimo di conservazione di un alimento» come “la data fino alla quale tale prodotto conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione”. Il termine minimo di conservazione molte volte è sintetizzato con l’acronimo TMC.
Il termine minimo di conservazione e la data di scadenza nell’ art. 9 dello stesso regolamento europeo sono riportate nell’ elenco delle indicazioni obbligatorie in etichetta.
Nell’ allegato X del Regolamento (UE) N.1169/11 viene detto che il ‘’termine minimo di conservazione’’ in etichetta deve essere indicato come segue: La data è preceduta dalle espressioni “da consumarsi preferibilmente entro il…”, quando la data comporta l’indicazione del giorno; oppure “da consumarsi preferibilmente entro fine…” negli altri casi.
Le espressioni, sopra indicate, devono essere accompagnate dalla data stessa oppure dall’indicazione del punto in cui essa è indicata sull’etichetta, come ad esempio: “vedere indicazioni tappo e/o bottiglia”. Se è necessario, tali indicazioni sono completate da una descrizione delle modalità di conservazione, che devono essere garantite per il mantenimento del prodotto per il periodo specificato.
La data in etichetta deve essere scritta in forma chiara, essa comprende nell’ordine il giorno, il mese ed eventualmente l’anno.

Tuttavia, per gli alimenti conservabili per meno di tre mesi è sufficiente l’indicazione del giorno e del mese.

Per i cibi conservabili per più di tre mesi, ma non oltre i diciotto mesi, è sufficiente l’indicazione del mese e dell’anno.

Infine, per i prodotti alimentari conservabili per più di diciotto mesi, è sufficiente l’indicazione dell’anno.

Quindi, a titolo di esempio, sulle etichette dei nostri acquisti potremmo leggere come termine minimo di conservazione:
• “da consumarsi preferibilmente entro il 24 luglio” (es. mozzarelle);
• “da consumarsi preferibilmente entro fine luglio 2021” (es. conserve di pomodoro);
• “da consumarsi preferibilmente entro il 2021” (es. confetture).

3. La Data di Scadenza

Dal termine minimo di conservazione distinguiamo la data di scadenza.
Nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico che potrebbero pertanto costituire, dopo un breve periodo, un pericolo immediato per la salute umana, il termine minimo di conservazione è sostituito dalla data di scadenza. Successivamente alla data di scadenza un alimento è considerato a rischio a norma dell’articolo 14, paragrafi da 2 a 5, del regolamento (CE) n. 178/2002. La data da menzionare è indicata conformemente all’allegato X.
Nel caso della data di scadenza in etichetta l’indicazione è preceduta dai termini “da consumare entro…”, quest’ultima espressione deve essere seguita dalla data stessa oppure dall’indicazione del punto in cui essa è indicata. Le seguenti informazioni sono seguite dalla descrizione delle condizioni di conservazione da rispettare. Sul prodotto alimentare la data deve essere scritta in modo chiaro e leggibile, per di più nell’ordine deve comprendere il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. La data di scadenza deve essere indicata su ogni singola porzione preconfezionata.

4. La Data di Congelamento

La terza ed ultima distinzione del termine minimo di conservazione viene fatta dalla data di congelamento o la data di primo congelamento, di cui all’ punto 6 dell’allegato III del Regolamento (UE) N.1169/11 è indicata nel modo seguente: è preceduta dall’espressione “congelato il…”. Tale comunicazione deve essere accompagnata dalla data stessa oppure dall’indicazione del punto in cui essa è indicata sull’etichetta. La data anche in questo ultimo caso deve essere scritta chiaramente e riportare in ordine il giorno, il mese e l’anno.

5. Alimenti per i quali non è richiesta l’indicazione del TMC

La normativa stabilisce anche gli alimenti per i quali non è richiesta l’indicazione del TMC sono i seguenti:
a) gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non siano stati sbucciati o tagliati o che non abbiano subito trattamenti analoghi; tale deroga non si applica ai semi germinali e prodotti analoghi quali i germogli di leguminose;
b) i vini, i vini liquorosi, i vini spumanti, i vini frizzanti, i vini aromatizzati e le bevande ottenute da frutti diversi dall’uva nonché di alcune bevande ottenute da mosto d’uva.
c) le bevande con contenuto alcolico pari o superiore al 10% in volume; d) le bevande analcoliche, i succhi ed i nettari di frutta, le bevande alcolizzate poste in recipienti individuali di capacità superiore a 5 litri destinati alle collettività;
e) i prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati entro le 24 ore successive alla fabbricazione; f) gli aceti;
g) il sale da cucina;
h) gli zuccheri allo stato solido;
i) i prodotti di confetteria consistenti quasi unicamente in zuccheri e/o edulcoranti, aromi e coloranti quali caramelle e pastigliaggi;
l) le gomme da masticare e prodotti analoghi;
m) i gelati monodose.

6. Conclusioni

In definitiva il termine minimo di conservazione definisce la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue specifiche proprietà, sempre se sono state osservate le giuste condizioni di conservazione.
Dunque, il TMC fa riferimento alle caratteristiche organolettiche e di gradimento del prodotto piuttosto che alla sicurezza, più ci si allontana dalla data indicata in etichetta, più vengono meno i requisiti di qualità.
Il caffè, ad esempio, se consumato dopo la data indicata dal TMC potrebbe avere perso (in tutto o in parte) il suo aroma, i biscotti frollini potrebbero essere meno friabili, una bibita analcolica gassata con zucchero potrebbe essere meno frizzante.
Il termine minimo di conservazione non può essere utilizzato nel caso di alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, che normalmente devono essere conservati in frigo. Il TMC è sostituito dalla data di scadenza, che definisce il periodo dopo il quale l’alimento è considerato a rischio a norma dell’articolo 14 del Regolamento.(CE) N. 178/2002. Gli alimenti che hanno superato la data di scadenza, come il latte, le uova, la carne e il pesce, rappresentano un serio pericolo per la salute dell’uomo.
La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti non trasformati a base di pesce congelati, invece, riportano in etichetta la data di congelamento prevista per legge. Prima della fase di etichettatura per il consumatore finale o della ulteriore trasformazione devono riportare in etichetta le seguenti informazioni: data di produzione, data di trasformazione, data di congelamento. Anche se il congelamento è efficace per allungare la conservazione dei cibi, non permette di bloccare del tutto l’attività degli enzimi, con conseguente deterioramento delle qualità del prodotto.

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