CREARE UN’ETICHETTA PER L’ESTERO NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI TRADUZIONE

L’errore più comune che un’azienda possa fare, nel momento in cui decida di esportare i propri prodotti all’estero, è quello di tradurre le informazioni in etichetta nella lingua del Paese di destinazione. O meglio, l’errore consiste nel fermarsi unicamente alla traduzione, quando questo passaggio dovrebbe essere solo l’ultimo di molti.

I mercati di riferimento

Occorre chiaramente fare una distinzione, in base al mercato di destinazione. Se ci si limitasse a rimanere all’interno della Comunità Europea, le cose sarebbero relativamente facili. Si tratterebbe infatti di basarsi sulla medesima normativa (il Reg. U.E. 1169/11 per le informazioni generali, più altri Regolamenti Europei per ambiti più particolari) che viene applicata in tutti i Paesi dell’Unione. Ci saranno alcune piccole differenze, dovute magari a Leggi o Decreti Nazionali, ma facilmente superabili. In questo caso, le modifiche da apportare ad una etichetta saranno minime, quindi in linea generale sarà possibile mantenere l’impostazione originale (layout, grandezza caratteri, colori), senza stravolgerla.

Di contro, nel momento in cui i mercati di destinazione siano alcuni Paesi Terzi, le cose cambieranno sensibilmente.

Prendiamo, ad esempio, Stati Uniti e Canada; due mercati che pongono delle difficoltà notevoli, sia per quanto riguarda il comparto normativo, sia per quanto riguarda quello grafico. In entrambe infatti, viene dato molto risalto a dove debbano essere riportate determinate informazioni, cosa che nella Comunità Europea è toccata solo marginalmente. Per non parlare della dimensione minima dei caratteri, che naturalmente si discosta sensibilmente da quella con ci siamo abituati a convivere (si parla di una maggiorazione del 25% circa, da non sottovalutare quando lo spazio a disposizione sia esiguo). Già solo questi due aspetti potrebbero costringerci a riprogettare il layout dell’etichetta, ma c’è sicuramente un terzo aspetto, per certi versi il più importante, che stravolgerà il packaging che tanto abbiamo faticato a realizzare: la tabella nutrizionale!

La tabella nutrizionale

In entrambe i Paesi la tabella nutrizionale costituisce una parte fondamentale dell’etichettatura (alcuni direbbero LA parte fondamentale) e, sia per dimensioni che per tipologia di informazioni ivi presenti, sarà praticamente impossibile adattare la tabella già utilizzate per il mercato Europeo.

Questi sono solo due esempi, ma il problema peculiare dell’esportazione è che ciascun mercato presenta le proprie piccole particolarità, che rischiano di scontrarsi con la volontà dell’azienda di realizzare un’etichetta che sia commercializzabile in più Paesi.

Gli allergeni

Pensiamo solamente alle diverse modalità di indicazione degli allergeni; in realtà lo scoglio più grande in questo ambito risiede nel fatto che in molti Paesi l’elenco allergeni è specificamente pensato per le sensibilità di quella particolare popolazione – qualcuno ha detto “carne suina” in Corea? – e di conseguenza non sarà possibile creare un’indicazione univoca per i soggetti allergici.

Altre inficazioni

Possiamo aggiungere all’elenco delle differenze, le diverse modalità di indicazione della data di scadenza o preferibile consumo o la necessità di inserire, per alcuni mercati, la data di produzione.

Per finire, i dati aziendali. Se in Europa è sufficiente riportare i dati di un soggetto responsabile, altri Paesi possono richiedere i dati del produttore, quelli dell’importatore o entrambe.

Da questo quadro si capisce che probabilmente, come premesso all’inizio dell’articolo, la traduzione è l’ultimo dei problemi che dovrà essere affrontata solo quando l’etichetta sia stata resa “compliant” alla normativa del Paese di riferimento.