Cosa sono le etichette alimentari?

In un mondo in cui le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le principali cause di morte nei Paesi Occidentali, ci rendiamo conto di come il famoso detto “siamo ciò che mangiamo” sia sempre più attuale.

Mentre prima dell’industrializzazione e della globalizzazione era facile capire “chi siamo” perché il cibo proveniva spesso dal nostro orto e veniva preparato nelle nostre case, adesso è molto più difficile.

Indice

  1. Introduzione
  2. Etichette aliementari: definizione
  3. Errori da evitare in etichetta
  4. Gli elementi costitutivi dell’etichetta
  5. Conclusioni

1. Introduzione

Andando a fare la spesa, sicuramente l’offerta sugli scaffali è molto varia ed è facile lasciarsi guidare dalla pubblicità di turno piuttosto che dalla strategia di distribuzione del nostro punto vendita di fiducia.

Uno yogurt al cocco sarà uguale a quello meno costoso che si trova proprio lì di fianco. Un pacco di cereali ad un altro simile, e così via. Ad uno sguardo superficiale, le informazioni che riceviamo dal packaging dei prodotti che stiamo osservando, sono le stesse per entrambi i prodotti, ma guardando più a fondo, spesso girando la nostra confezione, troveremo le differenze fra i due prodotti che stavamo confrontando. E’ qui che troviamo la carta di identità del prodotto: l’etichetta alimentare.

In questo modo ci accorgeremo di come uno yogurt, pubblicizzato e venduto come tale, in realtà è più simile ad un dolcetto che uno yogurt. Potrebbe sembrare una banalità, ma questo errore ci porterebbe ad assumere inconsapevolmente ogni giorno un grosso quantitativo di zuccheri semplici che a lungo andare potrebbe fare la differenza nella vita di una persona con uno stile di vita sedentario o con una predisposizione allo sviluppo di malattie metaboliche o neoplasiche.
Da simili considerazioni è nata l’esigenza di un consumatore sempre più informato e della fornitura di informazioni sugli alimenti che protegga la salute e gli interessi dei consumatori in un’ottica di considerazioni sanitarie, economiche, ambientali, sociali ed etiche.

E’ proprio per questa esigenza che entra in gioco l’etichetta alimentare.

2. Etichetta alimentare: definizione

Per legge, l’etichetta alimentare è definita come “l’insieme delle menzioni, delle indicazioni e dei marchi di fabbrica o di commercio, delle immagini o dei simboli che si riferiscono ad un prodotto alimentare e che figura direttamente sull’imballaggio o sulla confezione o su una etichetta appostavi o sui documenti di trasporto”.

Essa riporta tutte le informazioni che permettono di rispondere alle nostre esigenze, ovvero il gusto e la salute. L’etichetta è quindi rivolta principalmente al consumatore, serve a tutelarlo nella sua scelta.

E’ una vera e propria biografia del cibo, una biografia che dovrebbe essere la più sincera ed esplicita possibile, ma che delle volte è accennata, con sigle da interpretare, rimandi, scritte criptiche.

3. Errori da evitare in etichetta

Le informazioni fornite al consumatore devono permettere un acquisto consapevole dell’alimento e non indurre l’acquirente in errore: non possono essere attribuiti al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede e nello specifico, salvo particolari deroghe, non si può attribuire al prodotto effetti particolari nei confronti delle malattie umane: nessun ingrediente o prodotto può dirsi in grado di prevenire, trattare o guarire da una determinata malattia.

Non possono inoltre essere dichiarate delle qualità particolari quando sono comuni a tutti gli alimenti con caratteristiche analoghe, evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive: ad esempio “la nostra pasta fresca all’uovo contiene il 20% di uova” è un’affermazione scorretta verso il consumatore e inammissibile per legge, in quanto la legge n. 50 del 4 luglio 1967 stabilisce che tutte le paste all’uovo devono avere come percentuale minima di uovo quella appena citata.

Sulla confezione inoltre non possono essere stampate le immagini degli ingredienti che non ritroviamo nel prodotto: se il biscotto è con crema al cacao, non può essere raffigurata l’immagine di una barretta di cioccolato.
A regolamentare come dobbiamo essere informati ci sono diverse normative europee e nazionali, in particolare il Regolamento europeo 1169/11 “Informazioni sugli alimenti ai consumatori”, entrato in vigore il 13 dicembre 2014, che ha in gran parte aggiornato (e sostituito) il decreto legislativo 109/92.

4. Gli elementi costitutivi dell’etichetta

Ma vediamo in cosa consiste nell’atto pratico un’etichetta. Come si deduce dalla sua funzione, l’etichetta deve rispondere a tre requisiti: deve essere chiara, leggibile (sia a livello di grafica che di dimensioni) e indelebile. Inoltre l’etichetta alimentare completa di un prodotto preconfezionato deve citare obbligatoriamente:
Denominazione di vendita
• Elenco degli ingredienti
• Termine minimo di conservazione o data di scadenza
• Nome, ragione sociale o marchio depositato, e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore residente nella UE, oltre che la sede dello stabilimento
• Quantità netta o quantità nominale del prodotto
• Titolo alcolimetrico per le bevande aventi un contenuto alcolico >1,2%
• Lotto di appartenenza
• Modalità di conservazione ed eventualmente utilizzo
• Quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti oppure se ne è presente uno caratterizzante.

Inoltre, secondo l’art. 9 del Reg. UE 1169/2011, devono essere riportati obbligatoriamente anche:
• Qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico ancora presente nel prodotto che possa provocare allergie o intolleranze
• Paese di origine e luogo di provenienza
• La dichiarazione nutrizionale, che deve riportare il valore energetico del prodotto e nello specifico essere completa di quantità dei macronutrienti (nonché proteine, carboidrati e grassi) e una dicitura specifica per zucchero e sale.

E’ in questo contesto che sentiamo risuonare sempre più il concetto di “clean label”, un’etichetta pulita che si fa espressione della necessità dei consumatori di riuscire a interpretare l’etichetta senza la necessità di un master in chimica degli alimenti, ma soprattutto la presenza di una corta lista di ingredienti indice, nella maggior parte dei casi, di un prodotto genuino e di qualità.

5. Conclusioni

In un’ultima analisi risulta quindi indiscussa l’importanza dell’etichetta come fonte di informazioni per il consumatore, ma sicuramente è anche uno strumento per il produttore per guidare la scelta dei consumatori verso il proprio prodotto. L’etichetta deve diventare sempre più una vetrina per attrarre e non un nemico da temere.

L’errore che si fa spesso è quello di sottovalutare l’importanza di questa vetrina o progettarla nel modo sbagliato con il rischio di vedersi addirittura ritirare il prodotto dagli scaffali.

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