Cosa scrivere nelle etichette del miele

In questo articolo analizzeremo le indicazioni obbligatorie da riportare nelle etichette del miele. Il miele è una sostanza dolce di origine naturale: sono le api a produrlo in seguito alla rielaborazione delle sostanze zuccherine di cui si nutrono: principalmente nettare di fiori e melata (una secrezione dolciastra prodotta da piccoli insetti, come gli afidi). È l’unico zucchero semplice a cui siamo evolutivamente adattati.

Indice

  1. Il miele nella storia
  2. Il miele oggi
  3. La normativa
  4. Le frodi

1. Il miele nella storia

Si può risalire alle prime tracce di utilizzo di miele addirittura ai tempi dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori che lo raccoglievano dagli alveari di insetti selvatici. L’apicoltura ha infatti avuto probabilmente origine nel Neolitico e abbiamo prove che fosse praticata dagli Egizi nel III millennio avanti Cristo. Il miele è sempre stato un alimento molto importante anche perché associato alla cura di vari malanni, soprattutto stagionali. In effetti, secondo alcuni studi pre-clinici, condotti su modelli animali, la somministrazione di miele ha effetti positivi per la salute grazie soprattutto all’azione antiossidante e antinfiammatoria di flavonoidi e acidi fenolici.

2. Il miele oggi

In commercio troviamo vari generi di miele che si distinguono non solo per la qualità, ma anche per l’origine biologica, o meno, del prodotto. Sugli scaffali troviamo miele millefiori oppure monoflora, ottenuto quindi da un solo tipo di nettare, come l’acacia, il tiglio o il castagno. Il miele monoflora ha un sapore caratteristico, tipico della specie botanica a cui è legato: il miele d’acacia è più delicato, il castagno ha un sapore più intenso, quello di corbezzolo è addirittura amarognolo. Anche le confezioni che troviamo sugli scaffali sono molto varie: si parte dai più comuni barattoli di vetro per arrivare agli “squeezer” (il formato in plastica da spremere), o addirittura in monodose per gli sportivi.

Il mercato del miele è molto ampio: è facile trovarlo nel supermercato, nel negozietto di quartiere ed è spesso il protagonista indiscusso nei mercati contadini. Secondo i dati Ismea, il consumo di questo alimento, in Italia, è cresciuto fino al 2017, per poi calare leggermente. I principali acquirenti del miele sono gli anziani, i single o le coppie, anche se andando a guardare l’aumento delle vendite del miele di origine biologica, possiamo ipotizzare un’inversione di tendenza verso un mercato più giovane e consapevole.

3. La normativa

Nel miele, per legge, non possono essere aggiunti additivi alimentari (né naturali né chimici), inoltre è tra i pochi alimenti per i quali c’è l’obbligo di indicare il paese di origine (o anche l’indicazione regionale e territoriale) della materia prima.
La normativa di riferimento, oltre al sempre presente Reg. EU 1169/2011, è il Decreto Legislativo 179/2004. Questo ci permette di definire cosa si intende per “miele” e di categorizzarlo:

  • in base all’origine (di nettare, di fiore o di melata),
  • secondo il metodo di estrazione (miele in favo, con pezzi di favo o sezioni di favo nel miele, scolato, centrifugato, torchiato oppure filtrato)
  • in base alla provenienza floreale o vegetale (Millefiori, di Acacia, di Castagno, di Eucalipto, etc…).

Secondo quanto previsto da queste norme, in etichetta devono essere riportati:

  • la denominazione di vendita, ovvero “Miele”. Ad essa deve può essere associato un “criterio specifico di qualità”, che può essere l’indicazione dell’origine (“floreale”, “di melata”, “di nettare”), il metodo di produzione (“Biologico”) o alcune indicazioni (“non scaldato”). Non possono essere vantate caratteristiche speciali comuni a tutti i mieli come ad esempio “100% miele” o “ottenuto solo dalle api”. Caso a sé è quello del miele per uso industriale che deve riportare, accanto alla denominazione di vendita, la menzione «destinato solo alla preparazione di cibi cotti». Il miele per uso industriale, utilizzato come ingrediente di un prodotto alimentare composto, può essere designato con il solo termine «miele» nella denominazione di vendita di tale prodotto alimentare composto. Tuttavia, l’elenco degli ingredienti deve riportare la denominazione completa di “miele per uso industriale”;
  • la quantità netta;
  • il termine minimo di conservazione;
  • il nome e la ragione sociale del produttore o confezionatore e la corrispondente sede dello stabilimento;
  • il lotto di produzione;
  • le raccomandazioni di conservazione;
  • il Paese o i Paesi di origine in cui il miele è stato raccolto. Il miele infatti può essere prodotto in Italia oppure derivare da miscele di materia prima italiana e/o importata da paesi UE o extra UE; La dicitura “Miele italiano” significa che è stato ottenuto interamente sul territorio nazionale. Tuttavia, se il miele è originario di più Stati membri o Paesi terzi l’indicazione può essere sostituita, a seconda del caso, da una delle seguenti: 1) “miscela di mieli originari della CE”; 2) “miscela di mieli non originari della CE”; 3) “miscela di mieli originari e non originari della CE”, Quando l’origine del miele è da attribuirsi a più paesi spesso questi sono indicati con delle lettere identificative alla fine del numero di lotto. In etichetta, in questo caso, bisognerà riportare una legenda che permetta di collegare la lettera al corrispondente Paese. Oltre al paese può essere riportata anche la regione o l’indicazione territoriale del prodotto;
  • la tabella nutrizionale.

Inoltre c’è un aspetto del miele a cui bisogna prestare attenzione: il miele non è un allergene né ne può contenere, tuttavia non è adatto a bambini di età inferiore ad un anno perché può dare corso a casi di botulismo infantile, con conseguenze gravi anche a livello neurologico. In questo caso, può tornare utile la dicitura “il miele non è adatto all’alimentazione dei lattanti (età inferiore ai 12 mesi)”. Si tratta di un richiamo volontario, ma molto utile ai fini sanitari per la tutela della salute del consumatore.

4. Le frodi

Il miele è uno dei cibi maggiormente tutelati a livello legislativo perché spesso nel mirino della contraffazione. Cina e Bulgaria sono i paesi principalmente responsabili delle contraffazioni sul miele, ma è in generale una pratica molto diffusa. Vi sono diversi metodi di contraffazione che vanno dall’utilizzo di sciroppo di riso al posto del miele (uno dei più sofisticati poiché gli zuccheri dello sciroppo di riso sono molto simili a quelli del miele e neanche analisi isotopiche riescono a smascherarli), all’utilizzo di antibiotici per la “cura” degli alveari i cui residui permangono nel miele, fino a giungere alla più “banale” sostituzione di specie (dove un semplice e meno caro Millefiori viene spacciato per un pregiato e costoso miele d’Acacia).