Come si dichiarano gli additivi in etichetta?

L’evoluzione industriale e la modifica delle abitudini alimentari hanno determinato cambiamenti significativi nel ciclo produttivo e distributivo degli alimenti. Oggi la fase produttiva, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti alimentari possono avvenire anche in aree geografiche molto distanti. Questi fattori hanno comportato nuove esigenze tecnologiche, risolte con l’uso di additivi alimentari. Molti additivi sono costituenti naturali di alimenti: ad es. l’acido citrico, la lecitina, le pectine, i tocoferoli.

  1. Gli additivi
  2. Obblighi per l’uso degli additivi in Italia
  3. L’additivo in etichetta

1. Gli additivi

Per «additivo alimentare» s’intende qualsiasi sostanza abitualmente non consumata come alimento in sé e non utilizzata come ingrediente caratteristico di alimenti, con o senza valore nutritivo, la cui aggiunta intenzionale ad alimenti per uno scopo tecnologico nella fabbricazione, nella trasformazione, nella preparazione, nel trattamento, nell’imballaggio, nel trasporto o nel magazzinaggio degli stessi, abbia o possa presumibilmente avere per effetto che la sostanza o i suoi sottoprodotti diventino, direttamente o indirettamente, componenti di tali alimenti (Reg CE 1333/08)

Si deduce quindi che queste sostanze non sono consumate negli alimenti in quanto tali e vengono aggiunte intenzionalmente in una qualsiasi delle fasi della lavorazione alla massa o alla superficie degli alimenti per conservarne nel tempo le caratteristiche fisiche e chimico-fisiche, per evitare alterazioni spontanee, per impartire o esaltare particolari caratteristiche di aspetto, sapore, odore, consistenza. In base alla funzione che svolgono nell’alimento, gli additivi più comunemente utilizzati si possono raggruppare in:

  • additivi impiegati per prolungare la conservazione o per evitare le ossidazioni, (ad es. antimicrobici);
  • additivi impiegati per modificare i caratteri organolettici (ad es. coloranti e aromatizzanti);
  • additivi impiegati per modificare la consistenza dell’alimento, (ad es. emulsionanti e addensanti).

2. Obblighi per l’uso degli additivi in Italia

In Italia non possono essere aggiunti additivi alimentari a prodotti come acqua minerale, carne e pesce freschi, latte, burro, yogurt bianco, uova fresche, legumi, frutta e verdura fresche e surgelate, caffè, miele, olio d’oliva, pasta secca, the in foglie. Negli altri prodotti il loro uso è consentito solo nel caso di documentata esigenza tecnologica: ossia, anche se ritenuto non nocivo, l’additivo non è consentito se non è necessario, cioè senza di esso non deve essere possibile ottenere l’alimento o evitare grossi scarti.

Gli additivi alimentari per essere utilizzati devono avere dei precisi requisiti.

Innanzitutto deve essere valutata la sicurezza d’uso: l’additivo deve rispondere a standard di purezza chimica definiti, specie per quanto riguarda residui di lavorazione, come le tracce metalliche. Devono essere chimicamente puri, identificabili e dosabili.

Nelle dosi di utilizzo non devono essere tossici anche durante un consumo prolungato del prodotto. L’assunzione dell’additivo, alle normali quantità, non deve causare alcun rischio alla salute, anche se il consumo dura per l’intera vita. Non deve reagire con l’alimento o con uno dei suoi costituenti originando un composto tossico. Gli additivi alimentari sono sostanze ampiamente studiate e documentate sotto il profilo tossicologico e il loro uso è costantemente sotto il controllo di Organizzazioni Internazionali e Nazionali. Per essi è fissata una dose accettabile giornaliera, che rappresenta la quantità di additivo che può essere ingerita giornalmente attraverso la dieta nell’arco di vita senza che diano origine ad effetti indesiderati.
Non devono mascherare alterazioni in atto del prodotto o frodi commerciali, quindi non possono essere utilizzati per occultare gli effetti dell’impiego di materie prime difettose o di pratiche o di tecniche inappropriate o non igieniche.

Secondo il Regolamento (CE) n. 1331/2008, gli additivi alimentari, gli enzimi e gli aromi possono essere commercializzati ed impiegati negli alimenti soltanto se inclusi nelle specifiche liste positive secondo una procedura di autorizzazione unica e centralizzata che si basa sulla valutazione scientifica del rischio da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Il principio autorizzativo della lista positiva è la prima garanzia a tutela del consumatore.

3. L’additivo in etichetta

L’additivo aggiunto diventa parte integrante del prodotto finale e pertanto, anche se non viene apportata alcuna modifica al valore nutrizionale, secondo quanto definito dal Regolamento (UE) n. 1169/2011, diventa obbligatorio segnalarne la presenza nell’etichetta, più precisamente nella lista degli ingredienti. Devono quindi essere inseriti, come qualsiasi altro ingrediente, in base alla loro presenza nel prodotto finito, in ordine di peso decrescente. Tale obbligo in quanto «È importante fornire informazioni sulla presenza di additivi alimentari, coadiuvanti tecnologici e altre sostanze con effetti allergenici o di intolleranza scientificamente dimostrati o prodotti, in modo da consentire ai consumatori, in particolare quelli che soffrono di allergie o intolleranze alimentari, di effettuare scelte consapevoli per la loro sicurezza».

Sono esclusi da tale obbligo (Reg. (UE) n.1169/2011 art.20):

b) gli additivi e gli enzimi alimentari:

i) la cui presenza in un determinato alimento è dovuta unicamente al fatto che erano contenuti in uno o più ingredienti di tale alimento, conformemente al principio del trasferimento di cui all’articolo 18, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento (CE) n. 1333/2008, purché non svolgano una funzione tecnologica nel prodotto finito; oppure

ii) che sono utilizzati come coadiuvanti tecnologici;

L’etichetta del prodotto alimentare deve riportare la categoria alla quale appartiene l’additivo, seguita dal codice europeo che lo identifica, il quale è composto dalla lettera E seguita da un numero; in alternativa, sarà possibile far seguire alla categoria dell’additivo, il sui nome per esteso (es. correttore di acidità acido citrico, colorante caramello, ecc). Da notare che, in caso di additivi che siano anche allergeni, come l’anidride solforosa e i solfiti presenti in quantità maggiori di 10 p.p.m. diventerà obbligatorio utilizzare questo secondo approccio, quindi senza possibilità di utilizzare i codici E:

Gli additivi alimentari sono classificati ai sensi del Regolamento n. 1333/2008, in base alla funzione tecnologica principale svolta nell’alimento. Il Regolamento ci fornisce infatti una descrizione generale di quale sia l’effetto attribuibile ad un additivo inserito in una particolare categoria; ad esempio “gli emulsionanti sono sostanze che rendono possibile la formazione o il mantenimento di una miscela omogenea di due o più fasi immiscibili, come olio e acqua, in un prodotto alimentare”

Questa classificazione è molto importante in quanto gli additivi, tranne poche eccezioni, sono categorizzabili in base all’effetto tecnologico che svolgono nel prodotto finito. Vale a dire che in alcune circostanze sarà possibile trovare uno stesso additivo utilizzato in due modalità differenti ed essere quindi indicato in etichetta con funzioni diverse.

La dichiarazione degli additivi rappresenta solo una parte, seppure molto importante delle informazioni da riportare in etichetta, temka che abbiamo più ampiamente trattato nell’articolo “Cosa scrivere sulle etichette alimentari?